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Una nuova legge entrata in vigore il 1 giugno, con quattro anni di ritardo, impone e traduce in pratica le direttive dell'Unione Europea in materia di pesca, datate 2006.
Lo scopo della normativa è quello di tutelare il mare e di cominciare a pensare alla pesca come una risorsa da sfruttare in modo razionale. Il ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Giancarlo Galan, dichiara che i pescatori italiani devono cominciare a pensare che il mare è un bene da tutelare. Dunque, la pesca diventa a "maglie larghe", niente più reti a riva, niente più draghe, dispongono dal Ministero delle Politiche Agricole; nelle reti a maglie strette, vi restano impigliati pesci e crostacei molto giovani, a danno delle relative specie.
Quindi non sarà più possibile la pesca su larga scala di calamaretti, seppie, bianchetti, rosetti, latterini, cicerelli, zerri, telline, cannolicchi.
Le seppie, pescate in Italia, soprattutto in Veneto, Emilia-Romagna e in Friuli, prima venivano catturate con reti a strascico, molto vicino alla costa; ora la nuova legge impone il miglio e mezzo ed è molto impropabile trovare le seppie a quasi tre chilometri dalla costa.
I bianchetti ossia i piccoli delle sardine, pescatissimi in Liguria dove sono noti con il nome di "gianchetti" e nel Meridione, noti invece con il nome di "schiuma di mare", essendo lunghi appena un paio di centrimetri, grazie alla nuova legge, sarà difficile trovarne qualche piccolo esemplare impigliato nelle nuove reti.
I calamaretti, che venivano catturati con le reti a strascico, nelle quali rimanevano intrappolati questi piccoli molluschi, con le reti a maglia larga, il cui diametro non deve essere inferiore ai 4 centrimetri, potranno per loro fortuna divincolarsi e scappare tranquillamente; stessa sorte per i latterini, i cicerelli e i rossetti, troppo piccoli per restare imprigionati nelle reti imposte dalla nuova legge.
Per quanto riguarda i cannolicchi e le telline, fino all'entrata in vigore della nuova direttiva, venivano pescati con dei dispositivi sofisticati e professionali turbosoffianti, che li rintracciavano nella sabbia; con la nuova legge, queste apparecchiature sono vietate a meno di 0,3 miglia dalla costa e quindi sarà difficile pescarli, visto che è raro trovarli a una distanza superiore di circa 500 metri dalla costa stessa.
Questa legge, che ha certamente l'obbiettivo di tutelare con metodi e confini dei territori di pesca, le specie a rischio e ha l'obbiettivo di garantire il nutrimento dei pesci adulti, ha entusiasmato, ovviamente, gli ambientalisti italiani che sono pronti a difendere le nuove disposizioni dagli attacchi delle associazioni dei pescatori, prima di tutte la Federcoopesca, che dichiara che questo provvedimento potrebbe mettere in ginocchio sia il settore commerciale della pesca che quello della ristorazione.
Alessandro Giannì, responsabile delle campagne di Greenpeace, dichiara in difesa delle nuove disposizioni, che le norme sono entrare in vigore troppo tardi rispetto agli altri paesi dell'Unione Europea e inoltre, ricorda che per troppi anni, i pescatori sono stati graziati, strappando deroghe su deroghe. In questi anni hanno avuto tutto il tempo per progettare una pesca più sostenibile; purtroppo non si sono impegnati ad apportare dei cambiamenti al loro modo di pescare e a tutelare la risorsa che offre loro il lavoro.
La pesca sconsiderata ,infatti, insieme ai cambiamenti climatici e all'inquinamento ha contribuito al drammatico depauperamento del nostro mare, il Mediterraneo.
Autore: Tamara Mastroiaco - Redazione di Promiseland